Attaccamento: un legame che rende liberi

25.04.2019

Legarsi ci rimanda al limite piuttosto che all'opportunità di essere liberi: il concetto di attaccamento scardina questa connessione errata e ci parla di quanto l'Amore possa insegnare la libertà. Buona lettura! 

Parlare di legame in relazione al concetto di libertà sembra una contraddizione poiché, soprattutto nella società odierna, la relazione viene passata come qualcosa di vincolante e di limitante. Molto più sostenuta è invece l'idea del self - made man o della self - made woman per cui la regola del "chi fa da sé fa per tre" sembra essere vincente. In realtà la storia relazionale di ogni individuo evidenzia proprio il contrario: per essere davvero libero nel mondo ho bisogno di aver sperimentato un legame sicuro, che mi faccia aver fiducia nell'altro e mi ricordi che, di fronte a qualsiasi difficoltà, non sono solo. Legame e libertà sono allora due concetti direttamente proporzionali: più forte è il legame, più vera è la libertà.

La costruzione di tutto ciò inizia nella prima infanzia con il legame mamma - bambino. Se la madre è in grado di sintonizzarsi con i bisogni del figlio allora questo si sentirà compreso e crescendo penserà "ora posso esplorare quello che mi circonda perché, qualsiasi cosa succeda, posso tornare dalla mamma e farle capire cosa non va. E lei mi capirà". Tra le braccia della mamma il bambino si sente al sicuro e ha piena fiducia in lei. E' importante quindi che la mamma aiuti poi il bambino ad avere fiducia nelle altre figure di accudimento. Il papà, che in primis è simbolo di ciò che c'è oltre la mamma e di ciò che allo stesso tempo la completa. E poi i nonni, i parenti, gli insegnanti e tutte quelle figure che per il bambino sono potenzialmente guide. Si crea così una rete relazionale positiva che alimenta in una stessa direzione la fiducia che il bambino ha in se stesso e negli altri e che diventa così protezione nelle sue esperienze di apertura al mondo.

Il genitore ha tantissime funzioni nella vita del bambino. L'attaccamento riguarda nello specifico il fatto di fornire una base sicura, da cui ci si allontana sapendo di poter ritornare.

L'attaccamento si definisce come un "legame di lunga durata, emotivamente significativo e instaurato con una persona specifica". Si forma nei primi anni di vita e risulta essere fondamentale per tutte le esperienze future. Ma che tipo di legame di attaccamento si può instaurare? Non sempre, infatti, il genitore è in grado di divenire base sicura per il bambino. Anzi a volte è destabilizzante e spaventante e può creare una condizione relazionale potenzialmente patologica. L'attaccamento ha infatti scopo adattivo, cioè di creare uno stato di equilibrio tra il mondo esterno e interno del bambino. Ma questo non sempre accade. Vediamo allora quali sono le possibili tipologie di attaccamento individuate.

Il primo è attaccamento Sicuro, in cui il genitore è garanzia di sicurezza. Stiamo parlando di un genitore perfetto? No, di un genitore coerente. Al figlio vengono messi dei paletti in modo che possa aprirsi al mondo sentendosi sicuro e mai solo; c'è un'attenzione particolare agli aspetti emotivi, quindi non solo a leggere ciò che accade ma a capire anche cosa ha suscitato; la coerenza sta nel fatto che se si sbaglia lo si ammette e si cerca di rimediare. Il figlio capirà allora che si può sbagliare ma che è importante rimediare e rimettersi in cammino. Il secondo tipo di attaccamento è insicuro - evitante per cui il genitore è molto distaccato e il bambino tenderà così a diventare fin da subito molto indipendente e a non sviluppare e far emergere i propri bisogni emotivi. In situazioni di famiglie problematiche questo può salvare il figlio, soprattutto in adolescenza poiché, rimanendo distaccato dalle pesanti vicende familiari, può scoprire una sua identità e non lasciarsi condizionare. Resta comunque la poca capacità di contatto emotivo e, nei casi più gravi, il rifiuto relazionale per paura di essere nuovamente rifiutati. Vi è poi l'attaccamento definito insicuro ambivalente per cui il genitore è percepito come imprevedibile nel rispondere ai bisogni del bambino e affettuoso solo per un proprio bisogno personale. I figli di questi genitori tendono ad essere poco autonomi e ad avere eccessive manifestazioni emotive proprio per attirare (inconsciamente) l'attenzione ed essere riconosciuti. Ciò che si possono portare dentro nelle relazioni successive è il bisogno di essere controllanti e la poca capacità di scegliere in modo razionale, rimanendo piuttosto in balia dell'impulso emotivo. L'ultimo è l'attaccamento disorganizzato, quello che potenzialmente potrebbe definire le linee di sviluppo più patologiche. Il bambino risulta freddo e distaccato poiché il genitore è spaventato e spaventante. Spaventato per un suo trauma personale probabilmente mai elaborato, spaventante per l'incapacità di fornire un senso di sicurezza al figlio. I bambini che vivono esperienze di questo tipo potrebbero diventare ragazzi e poi adulti che si fanno travolgere in relazioni distruttive e che sviluppano un forte senso di colpa per ogni problema perché, fin da piccoli, non si sono sentiti amati.

Tutti questi scenari sono realistici ma allo stesso tempo è bene sottolineare che altre esperienze di vita possono intervenire nello sviluppo dei bambini e dei ragazzi, portando quindi ad esiti diversi rispetto alle linee di sviluppo appena esposte. Di fronte a queste situazioni è bene non allarmarsi se ci si è riconosciuti nei profili insicuri e non adagiarsi sugli allori se ci si è riconosciuti in quello sicuro. La domanda fondamentale da portare sempre con sé è: cosa posso fare oggi per costruire la relazione con i miei figli? Questo aiuta a trovare nuove strade e allo stesso tempo a confermare quelle che sono state fruttuose e a cancellare quelle che non hanno portato a nulla. Come genitori si hanno quindi delle grandi responsabilità: la prima è quella di amare i figli dando loro una prospettiva realistica della vita dove capiscano prima di tutto che, anche nella solitudine di certe scelte, non saranno mai soli.