Emozioni in età evolutiva 

25.04.2019

Le trascuriamo e le silenziamo, ma le emozioni sono ciò che rende unica la nostra vita ed è fondamentale riconoscerle fin da bambini. Possiamo, noi adulti, essere d'aiuto? Leggete qui per saperne di più! 

Giacomo è un bambino di 7 anni che ha appena concluso la sua giornata scolastica. La mamma lo aspetta davanti alla scuola e lui arriva a testa bassa con il viso tutto corrucciato. La mamma allora gli chiede "cosa è successo?" e lui risponde "Giovanni mi ha preso la palla finché stavo giocando!!". Le reazioni della mamma di fronte a questo accadimento possono essere differenti: andare dai genitori di Giovanni e dirgliene quattro, parlare con la maestra e chiedere spiegazioni, dire a Giacomo che sono cose che succedono. Oppure c'è un'ulteriore possibilità: chiedere a Giacomo "...e tu come ti sei sentito?". Questa domanda apre la porta al mondo interiore del figlio e gli dà la possibilità di imparare a guardarsi dentro e a riflettere sui propri stati d'animo. Ancora meglio, si può dire che questa dinamica aiuti lo sviluppo di un vocabolario nuovo che permette di esprimere qualcosa che è spesso tanto presente nella vita di ogni giorno quanto sconosciuto: le emozioni. Con il termine emozione si intende una reazione soggettiva ad un evento saliente, caratterizzata da cambiamenti fisiologici, esperienziali e comportamentali (Sroufe, 1996). Gli esperti confermano che il mondo emotivo del bambino si sviluppa già durante la gestazione e, fin da subito, viene regolato sincronizzandosi con gli stati emotivi della madre. Una volta venuto al mondo, il bambino inizia un cammino in cui ogni esperienza, anche la più piccola, ha bisogno di essere elaborata e di acquisire un senso evolutivo. Per fare ciò è fondamentale che gli adulti di riferimento, oltre a chiedere come si sia sentito, aiutino il bambino a dare un nome a ciò che ha provato. La mamma di Giacomo ad esempio, dopo aver ricevuto la risposta del figlio potrebbe dirgli: "Ti sei forse arrabbiato? Sai quando qualcuno fa qualcosa che non ci piace di solito ci si arrabbia". Una risposta del genere aiuta il bambino ad essere meno confuso, gli si dà un punto di riferimento nuovo che può essere una chiave di lettura per le esperienze future. Il ruolo della famiglia e della scuola è importantissimo in questo senso perché educare alle emozioni, oltre che alle nozioni, permette di sviluppare la cosiddetta "competenza emotiva". Con questo termine si intende la capacità del bambino di comprendere e gestire le proprie emozioni. Questo tipo di regolazione è funzionale anche alle relazioni con gli altri: si impara, infatti, a comprendere cosa vivono le altre persone, a sintonizzarsi con le loro emozioni e a modulare il proprio comportamento. Ma cosa succede quando ci si emoziona? Il processo è lo stesso per ogni età; il bambino ha semplicemente maggiore bisogno d'aiuto nel riconoscere e comprendere ciò che sta succedendo dentro e fuori di sé. L'emozione, infatti, non è un fenomeno unicamente interiore. E' una reazione ad un evento che accade e che, per una serie di motivi unici e totalmente individuali, smuove qualcosa dentro di sé. Gli studiosi hanno individuato cinque fasi fondamentali dell'esperienza emotiva. Per comprenderle partiamo da un esempio che accomuna la quotidianità di molti genitori e insegnanti: un bambino dell'asilo che, ad un certo punto, senza un motivo apparente, inizia a piangere disperato perché vuole la mamma. Prima di tutto c'è uno stimolo scatenante: può essere un accadimento esterno oppure qualcosa di già interiorizzato, come un ricordo o un pensiero particolare. Nel nostro caso la mamma ha lasciato il bimbo a scuola ed è dovuta andare a lavorare. Il secondo passaggio riguarda un pensiero soggettivo sull'accaduto. Probabilmente il pensiero di questo bimbo sarà stato "vorrei tanto la mamma ma lei non c'è". Questo è uno step fondamentale perché significa che il bimbo sta facendo un esame di realtà e che il suo pensiero è funzionale a comprendere ciò che lo circonda. Dal pensiero si attiva la componente emotiva, che nel nostro esempio è il senso di vuoto dato dal desiderio di una presenza che invece è assenza. Dalla componente emotiva si attiva quella fisiologica con tremori, sudorazione, battito del cuore accelerato. Da quest'ultima si attiva quella comportamentale che, in questo caso, si manifesta nel pianto. Le emozioni, allora, sono quelle componenti che conferiscono un senso soggettivo alle esperienze vissute e che legano la nostra componente cognitiva a quella fisiologica. In ultima analisi, si può dire che le emozioni sono il collante fondamentale delle varie parti del sé ed è importante che ognuno impari a conoscerle perché attribuiscono una sfumatura unica e individuale a ciò che viviamo.